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FAQ inclusione - Genitori (a cura del prof. Flavio Genovese)

Cosa devono fare i genitori se la scuola propone una valutazione psicologica a causa di cattivi risultati scolastici del figlio?

Innanzitutto non devono spaventarsi: le difficoltà scolastiche possono avere molteplici cause e nella maggior parte dei casi sono problemi risolvibili se trattatati con attenzione e competenza. E’ poi opportuno chiedere agli insegnanti un resoconto dettagliato delle difficoltà da loro rilevate (magari per confrontarle con quelle che i genitori stessi hanno già riscontrato a casa), il motivo secondo il quale è ritenuta necessaria una valutazione e se sono stati messi in atto delle strategie atte a risolverle, come la stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Oltre che eventualmente accettare il consiglio di rivolgersi ai specialisti privati o ai servizi pubblici, sarebbe, infine, utile chiedere anche al minore stesso che idea si è fatto delle sue difficoltà: a volte i diretti interessati sono sorprendentemente consapevoli di che cosa non vada.

A chi ci si deve rivolgere per avere una valutazione riconosciuta dalla scuola?

Gli enti di riferimento sono i servizi per l’età evolutiva delle ASL del territorio. Questi sono gli enti che hanno la facoltà di emanare diagnosi ufficiali. La valutazione dell'alunno sarà in questo caso garantita dal Servizio Sanitario Nazionale, e quindi soggetta solo al pagamento del ticket. L’unica difficoltà sono i tempi di accesso a queste strutture, spesso molto lunghi. E' anche possibile rivolgersi ad enti o specialisti privati. Questi possono rilasciare una diagnosi che può essere già valida a livello ufficiale (se il privato cui ci si rivolge è accreditato, cioè inserito in una lista di specialisti riconosciti dalla ASL), oppure può successivamente essere riconosciuta, per intero o in parte, dalle ASL di competenza. Lo specialista può anche decidere di limitarsi ad una parte della diagnosi, che in questo caso dovrà poi essere completata e convalidata dalla ASL. Questa scelta permette di accorciare notevolmente i tempi e dà la libertà alla famiglia di scegliere lo specialista che ritiene più competente ed adatto ai bisogni del figlio. Nel valutare l'eventuale, più oneroso, ricorso al privato, occorre anche considerare che questi può seguire direttamente il minore per il trattamento, cosa che le ASL non possono sempre fare, e, spesso, offrire una maggiore disponibilità nelle relazioni con la scuola.

Come viene fatta la valutazione clinica delle difficoltà del minore?

La valutazione comprende, normalmente, una serie di colloqui, che possono variare da tre a cinque. In alcune strutture private i tempi possono essere ancora più brevi. In genere il primo colloquio avviene in presenza dei genitori, e in questa occasione si raccolgono più informazioni possibili sul minore (vita scolastica, sviluppo, personalità, relazioni…); in seguito il minore sarà solo alla presenza dello specialista. Prima verranno valutati gli apprendimenti attraverso dei test standardizzati; poi, sulla base dei risultati, verranno fatti, se necessario, degli approfondimenti per individuare con più precisione le azioni utili per un trattamento. L’ultimo colloquio sarà nuovamente con il genitore, durante il quale saranno esposti i risultati della valutazione ed eventuali proposte di trattamento e/o certificazione.

Cosa deve rilasciare l'ente o lo specialista alla fine della valutazione?

Se al minore fosse riscontrato un DSA, alla famiglia deve essere rilasciata una diagnosi con un codice indicante lo specifico disturbo dello studente  e quelli che sono i suggerimenti che la scuola deve seguire per stilare il PDP. E’ inoltre buona prassi che venga rilasciata anche la diagnosi funzionale (obbligatoria per legge solo in caso di verbale secondo la legge 104/92), necessaria per una migliore pianificazione della futura didattica. Se ci si è rivolti alle ASL, è possibile che questa venga spedita a casa o consegnata dopo alcuni giorni all’ultimo colloquio con la famiglia. Dal privato viene consegnata in tempi, di solito, più brevi. Qualora non fosse riscontrato un disturbo specifico, lo specialista può rilasciare comunque una relazione che può essere seguita dalla scuola, ma con nessun obbligo di legge. La scuola, se lo ritiene opportuno, può stilare lo stesso un piano didattico personalizzato per aiutare il minore, ma, per poterlo attuare, deve essere controfirmato dal genitore. Se nulla viene fatto, i genitori hanno il diritto di invitare gli insegnanti ad una didattica più sensibile e conforme all'attuale normativa.

Cosa deve fare la famiglia una volta ricevuta la relazione con il riconoscimento dei BES?

Una volta ricevuta la relazione dallo specialista, la famiglia deve portarla a scuola, assieme ad una liberatoria per la gestione dei dati particolari. Successivamente, è opportuno monitorare la corretta presa in carico della documentazione da parte degli insegnanti della classe dello studente e lo stato degli adempimenti successivi, contattando l'insegnante coordinatore di classe o, nel caso di alunni della scuola primaria, i maestri.

E se le difficoltà permangono nonostante il PDP?

Innanzitutto bisogna discuterne con gli insegnanti (meglio se tutti assieme). I motivi potrebbero essere anche semplicemente legati a delle strategie di azione che si pensavano utili e che invece non lo sono state. A volte, invece, capita che le linee guida del PDP non vengano messe in atto da tutti. Se questo fosse il caso è necessario avvertire l'insegnate coordinatore o, se necessario, la presidenza per sollecitare un cambiamento. Potrebbe essere utile contattare lo specialista di riferimento per aiutare gli insegnanti, qualora si trovassero in difficoltà nel capire come raggiungere gli obiettivi del PDP.

 Oltre alla valutazione, cosa può fare lo specialista per aiutare il minore?

La valutazione sta alla base di qualsiasi intervento d’aiuto. Un’accurata analisi delle problematiche è necessaria per aver chiaro che progetto attivare. Lo psicologo specializzato, oltre alla valutazione, ha il ruolo di proporre al minore un programma di potenziamento di quelle abilità che dalla valutazione fossero risultate carenti. Inoltre, suggerisce al bambino o ragazzo quali possano essere per lui le migliori strategie nello studio e lo segue nel tempo, monitorando la situazione in modo tale che continui a migliorare. Potrebbe essere necessario anche un affiancamento alla famiglia e agli insegnanti, per spiegare loro cosa fare e cosa no. Purtroppo questi compiti sono in genere lasciati, dal nostro sistema sanitario, totalmente alla competenza dei privati.

 

 

La famiglia ha l’obbligo di portare il proprio figlio in valutazione e di consegnare la diagnosi alla scuola?

La famiglia può scegliere di portare o meno il figlio al servizio e può anche scegliere, in assoluta libertà, di non consegnare l’esito della valutazione alla scuola. Tuttavia è vivamente consigliato seguire il consiglio degli insegnanti, se è chiaro che questo sia ben motivato. La valutazione, inoltre, è in genere ben accolta dal minore, che spesso è curioso di capire che cosa non sta funzionando.

 

 Perché è un bene fare la valutazione e comunicare l’esito alla scuola?

Perché questo, se da una parte obbliga, da normativa, gli insegnanti ad attivare tutte le risorse disponibili, dall'altra dà loro una maggiore libertà nell'aiutare lo studente e per farlo nel modo migliore.

 

 Come conviene relazionarsi con il proprio figlio relativamente al disturbo e alla vita scolastica?

Prima di tutto è fondamentale essere sinceri e trasparenti. Bisogna dire al proprio figlio che cosa sta succedendo, le cause delle sue difficoltà e, con calma, spiegargli come tutti lo sosterranno e lo aiuteranno nei suoi sforzi. E’ meglio evitare espressioni compassionevoli o, al contrario, sminuire il problema. E’ assolutamente sconsigliato far finta che non sia successo nulla o, peggio, colpevolizzarlo (non è mai in nessun caso colpa sua).

 

 Lo specialista ha l’obbligo di recarsi a scuola per conferire con gli insegnanti?

Nel caso dei DSA  o altri tipi di BES no, anche se sarebbe molto utile. Nel caso di certificazione tramite legge 104, invece, il neuropsichiatra dell'ASL che ha in carico lo studente, è obbligato agli incontri stabiliti dal Gruppo Operativo per l'Handicap (GLHO) della scuola frequentante.

 

 Ogni quanto si deve rifare la valutazione? E il PDP?

 E' bene aggiornare la valutazione all’inizio di ogni ciclo scolastico, o ogni qualvolta lo si ritenga necessario. Il PDP va stilato ogni anno entro i due mesi dall’inizio dell’anno scolastico e, in ogni caso, il prima possibile a seguito della ricezione della diagnosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica il 18-02-2021